La Commissione decide di chiedere sanzioni pecuniarie nei confronti dell'Italia per non essersi conformata alla sentenza della Corte di giustizia europea relativa alla direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane


La Commissione europea ha deciso di adire per la seconda volta la Corte di giustizia europea per chiedere che vengano comminate sanzioni pecuniarie all'Italia, ai sensi dell'articolo 171 del trattato CE, per non essersi conformata alla precedente sentenza della Corte relativa alla direttiva CEE sul trattamento delle acque reflue urbane (direttiva 91/271/CEE del Consiglio concernente il trattamento delle acque reflue urbane). La Commissione ha inoltre deciso di proporre alla Corte l'applicazione di una sanzione giornaliera di 185 850 ECU.

La Corte si era già espressa il 12 dicembre 1996 nella causa C-95/302, riguardante la mancata adozione e comunicazione alla Commissione, da parte dell'Italia, della legislazione di attuazione della direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane entro il termine previsto del 30 giugno 1993. La direttiva, che costituisce un elemento fondamentale della legislazione comunitaria in materia di acque, intende proteggere l'ambiente contro lo scarico di acque reflue urbane. A tal fine prevede, in particolare, che le città e gli altri centri urbani rispettino alcune norme minime in materia di raccolta e di trattamento di tali acque entro le scadenze fissate dalla direttiva stessa, che vanno dal 1998 al 2005 in funzione della dimensione del centro abitato e della sensibilità delle acque destinate a ricevere gli scarichi. Gli obblighi previsti dalla direttiva stanno inducendo ingenti investimenti in infrastrutture in tutta l'UE.

L'articolo 171 del trattato consente alla Commissione di intraprendere un'azione giudiziaria nei confronti di uno Stato membro che non si sia conformato ad una precedente sentenza della Corte. A seguito degli emendamenti introdotti dal trattato sull'Unione ("trattato di Maastricht"), l'articolo consente inoltre alla Commissione di chiedere alla Corte che venga comminata una sanzione pecuniaria allo Stato membro interessato.

La Commissione è consapevole che le autorità italiane sono attualmente impegnate a conformarsi alla sentenza della Corte e hanno preparato un nuovo testo legislativo, ma finora non lo hanno ancora adottato né comunicato alla Commissione.

La decisione conferma ancora una volta la determinazione della Commissione a ricorrere alle disposizioni in materia di sanzioni previste dall'articolo 171, qualora sussistano le condizioni per farlo.

Source:
RAPID
11 / 12 /1998