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Il modello agricolo europeo al banco di prova dell'OMC

Signore e signori,
Vi ringrazio di avermi invitato a questo congresso CEA, un invito che è ormai diventato quasi una tradizione. Dopo il nostro ultimo incontro è stato possibile definire a livello europeo il nostro modello agricolo per i prossimi sette anni e si tratta ora di guardare a questo modello in un'ottica internazionale. In questo senso la vostra richiesta di venire qui oggi a mettere sul banco di prova dell'OMC il modello agricolo europeo appare quanto mai logica e coerente.
Per prima cosa cercherò di spiegare perché dobbiamo sottoporre il nostro modello a esami del genere. Illustrerò poi brevemente le sue caratteristiche specifiche ed infine proverò ad immaginare quali possibilità abbia il nostro modello di essere accettato a livello internazionale.
Il modello agricolo europeo, quel modello che vogliamo continuare a sviluppare insieme nell'ambito di Agenda 2000, deve oggi dimostrare la sua validità. Ciò vale sul piano interno, per l'evoluzione del mercato, la stabilizzazione dei redditi agricoli, le esigenze ambientali e lo sviluppo rurale, come sul piano esterno, in vista dei nuovi compiti da affrontare con l'allargamento dell'Unione.
Ma la prima grande prova è quella che ci aspetta nell'ambito dei prossimi negoziati dell'OMC.
Alla prima domanda, e cioè perché dobbiamo sottoporre la nostra politica agricola ad un esame del genere, si può rispondere rapidamente.
Come è noto, nell'accordo di Marrakech gli Stati membri dell'OMC hanno stabilito che i progressi fatti in materia di liberalizzazione del commercio agricolo dovevano essere verificati prima del 2000. L'agricoltura è uno dei pochi settori già all'ordine del giorno del "Millennium Round", quali che siano gli altri punti da trattare nella conferenza di Seattle.
Negli ultimi dieci anni la nostra agricoltura e la nostra industria alimentare hanno largamente beneficiato degli sviluppi del mercato mondiale, soprattutto per quanto riguarda i prodotti agricoli trasformati ad alto valore aggiunto. Come secondo esportatore mondiale di prodotti agricoli e massimo esportatore di prodotti alimentari trasformati, l'Unione europea non può che essere estremamente interessata al buon funzionamento del commercio mondiale. I negoziati dell'OMC rappresentano quindi la sede più idonea per creare delle condizioni quadro stabili per il commercio agricolo e fissare delle regole che consentano un'equa concorrenza internazionale.
Ma un accordo multilaterale del genere deve essere preceduto da un vasto dibattito politico e sociale, in modo da arrivare alle trattative con una posizione europea comune ben definita. A livello politico i lavori preparatori sono in corso già da tempo. Tra le altre cose abbiamo già presentato a Ginevra la nostra posizione sulla multifunzionalità e la sostenibilità, e la posizione europea è stata discussa da ultimo anche a Tampere, in una riunione informale dei ministri agricoli.
Anche voi, in seno alle vostre organizzazioni COPA e COGECA, avete elaborato una posizione, cosa che ho molto apprezzato.
Avrete inoltre la possibilità di discutere il modello agricolo europeo nell'ambito dei comitati consultivi.

Nel prossimo mese, infine, intendo organizzare un Forum-OMC con le organizzazioni non governative, in modo da poter includere nei nostri lavori preparatori il maggior numero di argomenti possibili. In tale occasione verrà data la parola alle associazioni agricole, ai trasformatori, ma anche a rappresentanti dei consumatori, del commercio, dei lavoratori, delle associazioni per la tutela dell'ambiente e per la protezione degli animali e delle organizzazioni di aiuto allo sviluppo.
Abbiamo bisogno di manifestazioni del genere per ritrovare un consenso sociale che ci consenta di rafforzare la nostra posizione in seno all'OMC e di mantenere uniti gli interessi europei. Per questo però dobbiamo innanzi tutto rispondere alla domanda:
Che cosa intendiamo per modello agricolo europeo?
Secondo il nostro modo di vedere, il modello agricolo europeo mira a un'agricoltura competitiva, polivalente e sostenibile, estesa a tutto il territorio dell'Unione e che deve quindi essere preservata anche nelle zone svantaggiate.
A differenza di quanto avviene per molti dei nostri partner commerciali, l'agricoltura europea è fortemente diversificata e assolve tutta una serie di funzioni complementari attraverso la produzione agricola propriamente detta. Essa è la base e la garanzia del mantenimento dei nostri paesaggi culturali tradizionali e di un ambiente stabile. Data la densità di popolazione del nostro territorio, non possiamo permetterci di limitare la tutela della natura e dell'ambiente alle sole riserve naturali, ma dobbiamo integrare tali funzioni complementari nella stessa attività di produzione agricola.
Con l'Agenda 2000, adottata a Berlino dai capi di Stato e di governo, abbiamo creato solide premesse per il mantenimento di questo modello agricolo europeo anche negli anni a venire.
In primo luogo abbiamo rafforzato la competitività mediante riforme di mercato nel settore dei seminativi, delle carni bovine e del vino. Nel settore del latte abbiamo delineato gli orientamenti della riforma.
In secondo luogo abbiamo creato i presupposti per un'agricoltura diversificata e multifunzionale. La produzione di materie prime rinnovabili, le misure a favore dell'ambiente e della tutela dei nostri paesaggi culturali, il mantenimento della vitalità delle nostre regioni rurali costituiscono prestazioni che in futuro dovranno essere indennizzate nell'ambito del secondo pilastro della politica agricola comune - la politica per lo sviluppo rurale - affinché sia possibile garantirne la realizzazione.
Abbiamo infine rafforzato la sostenibilità. L'attenzione alle problematiche ambientali forma parte integrante sia delle organizzazioni dei mercati che delle misure intese a promuovere lo sviluppo rurale. Il collegamento tra i due pilastri della politica agricola comune è costituito infine dal regolamento orizzontale.
Mi sia consentito precisare che il principio della sostenibilità non è riducibile alla sola dimensione ambientale. La sfida di uno sviluppo sostenibile risiede piuttosto nel pervenire a promuovere l'efficienza economica e l'equilibrio sociale, preservando e migliorando nel contempo la qualità della natura e dell'ambiente, senza dimenticare il patrimonio culturale.

Modello agricolo europeo e OMC
La questione cruciale, signore e signori, riguarda le reali possibilità di affermazione di un modello agricolo europeo di questo tipo in sede di negoziati OMC.
Durante l'Uruguay Round si è lavorato con grande impegno all'elaborazione di un quadro metodologico che consentisse di classificare e di valutare le varie misure della politica agricola. Il nuovo ciclo di negoziati si baserà probabilmente sui risultati di tale lavoro.
Quali sono, quindi, i punti da inserire all'ordine del giorno del prossimo ciclo di negoziati?
1. Occorre proseguire l'attuazione delle principali misure previste dall'attuale accordo sull'agricoltura. Si tratta in primo luogo di mantenere le misure riconducibili alle categorie delle cosiddette "blue box" e "green box", che consentono di proseguire l'erogazione di aiuti diretti con i più bassi effetti distorsivi sulle condizioni degli scambi.
2. Sosterremo la necessità di mantenere la clausola di salvaguardia speciale e la certezza giuridica dei risultati dei negoziati attraverso il rinnovo della clausola di pace.
3. La Comunità si adopererà per migliorare l'accesso delle proprie esportazioni ai mercati esterni. In particolare, chiederemo che i crediti all'esportazione siano generalmente subordinati al rispetto delle norme commerciali concordate, come è stato stabilito in linea di principio in occasione dell'Uruguay Round.
4. Metteremo inoltre all'ordine del giorno importanti questioni non commerciali, in particolare l'esigenza di rafforzare il ruolo polivalente dell'agricoltura per garantire la sopravvivenza delle zone rurali, ovvero la tutela dell'ambiente e la protezione degli animali.
5. La Comunità si impegnerà perché si tenga maggiormente conto degli interessi legittimi dei consumatori e l'OMC non diventi un pretesto per commercializzare prodotti sulla cui sicurezza possiamo legittimamente dubitare.
Sono lieto che in sede di Consiglio dei ministri dell'agricoltura si registri un ampio consenso sui principi e mi auguro anche che tale identità di vedute possa essere mantenuta per tutta la durata dei negoziati. Ciò costituirebbe di per sé un valido presupposto per una posizione europea forte. Conformemente a quanto è stato deciso a Berlino, le riforme dell'Agenda 2000 costituiranno il nucleo della nostra posizione negoziale.
Vorrei precisare alcuni punti centrali:
1. Per quanto riguarda il sostegno interno, praticamente nessuno dei nostri partner commerciali ha mai messo in discussione le misure della cosiddetta "green box". Rientrano in questa categoria quasi tutte le misure comunitarie per la tutela dell'ambiente agricolo e lo sviluppo rurale. Ovviamente abbiamo tutto l'interesse che le cose rimangano così anche in futuro; anzi, dato il ruolo polivalente dell'agricoltura europea, dovremmo valutare se sia opportuno chiedere un ampliamento delle misure collocabili nella categoria "green box", nella quale si potrebbe inserire ad esempio la tematica della protezione degli animali.

2. Per quanto riguarda le misure della cosiddetta "blue box", in cui rientrano praticamente tutti i pagamenti diretti introdotti dall'Unione europea nel 1992 e intesi a compensare le riduzioni dei prezzi, dobbiamo prepararci ad affrontare una forte opposizione. Nell'ambito dell'Agenda 2000 abbiamo approfondito e ampliato la strategia allora avviata: vogliamo diminuire il sostegno ai prezzi, ma abbiamo bisogno dei nuovi pagamenti diretti per garantire il reddito dei nostri agricoltori. I pagamenti diretti saranno a loro volta subordinati al rispetto di tutta una serie di obblighi in materia ambientale.
Le misure della "blue box" costituiscono quindi una dimensione fondamentale della PAC ed è importante che anche i nostri partner commerciali lo capiscano. È chiaro comunque che, qualora dovessero mettere in discussione i pagamenti diretti nell'ambito della "blue box", i nostri partner commerciali dovranno prepararsi ad affrontare la ferma opposizione dell'UE.
Ho notato del resto con interesse che anche il governo americano si orienta nuovamente sempre di più verso gli aiuti diretti al reddito. Dopo aver già erogato l'anno scorso 6 miliardi di dollari in più agli agricoltori americani, gli Stati Uniti si stanno attualmente orientando a versare ulteriori pagamenti per un importo di 7 miliardi di dollari. Mentre quindi in Europa riduciamo il livello del sostegno, gli USA lo aumentano, contrariamente a quanto affermato in passato.
3. Una questione della massima rilevanza sarà quella dell'ulteriore riduzione delle sovvenzioni all'esportazione. Senza la riforma della politica agricola comune avremmo avuto su questo punto grossi problemi per alcuni prodotti. Resta da vedere se il compromesso di Berlino darà globalmente i suoi frutti. In alcuni settori disponiamo oggi di un maggiore margine per le concessioni. Si tratta comunque di iniziative alle quali penseremo soltanto nel momento in cui sarà chiaro che la "blue box" viene mantenuta. Insisteremo perché vengano esaminate con la massima attenzione anche le ripercussioni commerciali di altri meccanismi di esportazione, come ad esempio i monopoli del commercio estero, i crediti all'esportazione o l'aiuto alimentare.
Il mio omologo americano Dan Glickman è stato recentemente criticato dai paesi del gruppo di Cairns, in quanto ha definito i mercati agricoli completamente liberalizzati come una "operazione puramente accademica". I monopoli di Stato di alcuni dei paesi del gruppo di Cairns, quali i "marketing boards" per il frumento in Canada e in Australia o per il latte in Nuova Zelanda dimostrano che anche in questo ambito ci sono alcune questioni da chiarire. Su questo non posso che dichiararmi d'accordo.
4. Signore e Signori, l'UE ha precisato da tempo che una nuova tornata di negoziati agricoli non può limitarsi ai temi classici degli scambi agricoli. I nostri agricoltori, l'industria alimentare e la politica agricola devono prendere in considerazione una serie di nuove esigenze dei consumatori, che hanno anch'esse una loro incidenza sui mercati.
Al giorno d'oggi i consumatori hanno un concetto di qualità molto più vasto: esigono un'informazione completa sull'origine e la composizione di prodotti che comprano. Perciò, per continuare ad essere competitiva, l'agricoltura europea del futuro deve far propria, in misura crescente, la dimensione ecologica ed etica quali aspetti integranti del concetto di qualità.
Dobbiamo ascoltare con attenzione le preoccupazioni dei consumatori, non solo per ragioni morali, ma anche in considerazione del loro crescente peso economico.
Le aspettative della nostra società costituiscono perciò uno degli assi qualificanti della peculiarità del modello europeo dell'agricoltura.
Pensiamo a questo proposito alla biotecnologia e all'ingegneria genetica: si tratta di tecnologie che racchiudono un impressionante potenziale per il miglioramento delle proprietà qualitative dell'alimentazione, ma, come per tutti gli sviluppi della tecnica, i rischi devono essere analizzati attentamente e contenuti entro limiti accettabili. Tutte le loro potenzialità possono essere sfruttate solo se saremo in grado di escludere gli effetti nocivi per la salute e l'ambiente. I criteri determinanti per valutare se l'ingegneria genetica riesca ad affermarsi in agricoltura con altrettanto successo che nella medicina sono una migliore valutazione dei rischi e una maggiore informazione dei consumatori. Per questo motivo resteremo fedeli al nostro principio della prevenzione, principio che difenderemo anche sul piano internazionale.
Signore e signori,
nel corso degli ultimi anni l'Unione europea ha continuato senza sosta a sviluppare proprie norme nel campo della sicurezza alimentare, della qualità, della tutela dell'ambiente e della protezione degli animali. Era quindi inevitabile un aumento dei costi a carico degli agricoltori, con un conseguente pregiudizio della competitività. Non si può quindi parlare di "nuovo protezionismo", come fanno molti dei nostri partner commerciali, soprattutto dei paesi in via di sviluppo, quando pretendiamo che i costi dell'innalzamento dei nostri standard siano presi in considerazione.
Per il prossimo ciclo di negoziati dobbiamo però deciderci: è meglio remunerare le prestazioni supplementari nel quadro della politica agricola, oppure garantire il rispetto delle norme mantenendo certe barriere commerciali? Sono due alternative che si escludono a vicenda: non possiamo imporre dazi elevati a prodotti ottenuti secondo standard inferiori e nello stesso tempo indennizzare i nostri contadini per i maggiori costi derivanti dal rispetto di standard elevati. A mio parere c'è una strada migliore per arrivare a una soluzione equa: remunerare separatamente le attività prestate dagli agricoltori al di là della normale attività produttiva.
Conclusione
Signore e signori,
in conclusione vorrei sottolineare ancora una volta che l'Agenda 2000 è una riforma con la quale ci siamo adoperati con ogni mezzo per preparare il successo dei prossimi negoziati della OMC. Anche se alcuni penseranno che la riforma non sia ancora abbastanza profonda, è tuttavia innegabile che essa costituisce un passo decisivo sulla via dell'abbandono del protezionismo agricolo, e non va dimenticato che non si tratta di un passo facile per i nostri agricoltori.
Gli accordi commerciali sono sempre stati una faccenda complicata e già alcuni secoli fa il grande Shakespeare ha così descritto la concezione di allora, nel passo dell'Enrico IV* dove dice: "Darei via tre volte altrettanta terra a qualunque amico che lo meritasse; ma se s'ha a mercanteggiare, ascoltatemi bene, io cavillerò per la nona parte di un capello". Signore e signori, anche se capiterà forse ancora molte volte che i rappresentanti dell'Unione europea arrivino ad accapigliarsi per definire una posizione negoziale comune, mi auguro di essere riuscito a chiarire oggi che con l'Agenda 2000 andiamo ben preparati al prossimo ciclo di negoziati della OMC. Che poi nel corso delle trattative si arrivi a cavillare per la nona parte di un capello, come dice Shakespeare, non posso certo escluderlo, nemmeno alle soglie del ventunesimo secolo. Perciò abbiamo bisogno anche del vostro appoggio per poter rappresentare la posizione europea con forza e credibilità.
Mille grazie.

 

Source:
RAPID
24-09-99