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La Commissione ha adottato una decisione negativa sugli aiuti di Stato concessi a SELECO S.P.A., Friuli Venezia Giulia, Italia

La Commissione europea ha deciso di chiudere con una decisione parzialmente negativa il procedimento avviato nel 1994 ed esteso nel 1998 sugli aiuti di stato concessi a Seleco S.p.a., società in liquidazione dal 17 Aprile 1997. Nella sua decisione, la Commissione ha richiesto il recupero degli aiuti dichiarati incompatibili presso la Seleco e in subordine per la parte non recuperabile presso la Seleco Spa, presso la società Multimedia, società nella quale Seleco, un anno prima del suo fallimento, aveva trasferito i suoi attivi più redditizi.

Seleco S.p.a., una società con sede a Pordenone, era attiva nel mercato dell’elettronica, e più precisamente in tre settori : televisioni a colori, decodificatori per programmi criptati (settore pay-TV) et prodotti ‘professionali’ (videoproiettori e monitors). Come altre imprese del settore in Italia, Seleco ha ricevuto regolarmente, nel corso degli ultimi dieci anni, aiuti pubblici REL (Ristrutturazione Elettronica), organismo pubblico dello Stato per la ristrutturazione del settore dell'elettronica di consumo,

L’attività del gruppo Seleco era principalmente concentrata in Italia con consociate a Malta, in Spagna (fino alla fine del 1993), in Germania e nei Paesi Bassi. Le vendite del gruppo coprivano tutti I Paesi della Comunità e dello Spazio economico europeo (SEE).

Durante questi ultimi anni, gli interventi che lo Stato Italiano ha effettuato in favore della Seleco S.p.a. sono stati numerosi ed effettuati sempre attraverso REL, e Friulia S.p.a., società finanziaria regionale (100% capitale pubblico).

Nel 1994, gli azionisti della società, ivi compresa REL, avevano deciso di liquidare la compagnia. Le manifestazioni dei lavoratori e l’intervento delle autorità italiane hanno indotto gli azionisti a modificare la loro decisione. La REL rinunciava cosi’ ad una parte dei crediti vantati nei confronti di Seleco S.p.a. (17 miliardi su un totale di 82 miliardi di Lire di crediti), e Friulia, insieme all’azionista privato di Seleco (Sofin) e un pool di banche, in maggioranza private, partecipava alla ricapitalizzazione della società apportando 13 miliardi di Lire. Cosi’ facendo, REL copriva la totalità delle perdite superiori ai fondi propri della società. Le autorità italiane avevano sostenuto che questi interventi si giustificavano in quanto investimenti redditizi nella prospettiva di un investitore privato. Esse adducevano che un piano di ristrutturazione era stato presentato alla Commissione, in base al quale Seleco S.p.a. sarebbe stata di nuovo viabile già nel corso dell’anno 1995. Questo piano si è rivelato essere un fallimento poiché si basava su delle ipotesi non realiste, tenuto conto della situazione finanziaria e aziendale della società.

Nel 1996, dopo un esercizio che aveva causato ingenti perdite, Seleco S.p.a. era di nuovo in una situazione di fallimento tecnico e avrebbe dovuto essere liquidata. A questo punto, la REL riscattava il debito residuo di 65 miliardi di Lire al prezzo di 20 miliardi. Da parte sua, Friulia concedeva un prestito di 12 miliardi di Lire. Nessun altro piano di ristrutturazione fu presentato in quel momento.

Nonostante questi interventi, nell’Aprile del 1997, il tribunale dichiarava il fallimento di Seleco S.p.a.. Tuttavia, la Commissione è stata informata di questo avvenimento solo nel Settembre 1998, nonostante che il procedimento dell’articolo ex 92 paragrafo 3 del Trattato fosse stato avviato nel 1994 ed esteso nel Febbraio 1998.

Nella sua decisione, la Commissione considera che tutti gli interventi pubblici in favore di Seleco costituiscono degli aiuti di Stato incompatibili con il mercato comune. In effetti, nessun investitore privato, dopo aver concluso che la sola opzione per la sua impresa era la liquidazione per, in questo modo, diminuire le sue perdite, avrebbe di nuovo investito in una società che in passato aveva sempre registrato delle perdite e sulla base di un piano che gli azionisti stessi sapevano essere impraticabile. Infatti, solo l’intervento delle autorità italiane ha permesso di sopravvivere ancora qualche anno ad una società tecnicamente fallita già nel 1994 e senza prospettive di viabilità.

Tredici mesi prima del fallimento, Seleco S.p.a. aveva raggruppato le sue attività più redditizie in Multimedia, società costituita nel 1995 di cui Seleco S.p.a. ha preso il controllo totale nel Maggio 1996. Nel Luglio 1996, Seleco ha venduto 1/3 di Multimedia a Friulia S.p.a., azionista pubblico presente anche nel capitale della prima, e 1/3 all’unico altro operatore del mercato dei video proiettori, Italtel. Il terzo residuo era trasferito da Seleco in una società (Finanziaria Elettronica) di cui essa aveva il controllo totale.

Nella sua decisione, la Commissione richiede il recupero degli aiuti dichiarati incompatibili presso la Seleco S.p.a. e in subordine presso ogni altra impresa che abbia beneficiato di trasferimenti di attivi idonei a vanificare gli effetti della decisione di recupero degli aiuti in questione.

 

Source:
RAPID
02-06-99