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VISITA A VILLA CERAMI

Villa Cerami: la storia.

Il portale del Vaccarini.

Il tetto crollato.

Rosso di Cerami.

La fontanella.

L'album fotografico.

Villa Cerami è uno dei palazzi storici più prestigiosi di Catania. Fu costruita pochi anni dopo il terribile terremoto dell'11 gennaio 1693, che distrusse la Città e gran parte del Val Demone e del Val di Noto.

Il luogo in cui la Villa sorgeva - lo "sperone del Penninello" - era, assieme ai vicini quartieri S. Nicola, Montevergine, Santa Marta, in posizione privilegiata dal punto di vista panoramico e storico. Da lì si dominava la Città che rinasceva. In esso emergevano i resti degli insediamenti romani; e sempre vive si conservavano le tradizioni sul martirio di S. Euplio e di Sant'Agata. Accanto v'erano la Cattedrale (antica) - quella oggi detta di S. Agata la Vetere (vedi foto 57) - la casa dei Gesuiti, a Catania dal 1500, altre chiese, scuole e collegi. I PP. Crociferi, venuti dopo il terremoto, pensavano di erigere la loro chiesa di San Camillo, a due passi da quel luogo. La stupenda via, che da loro prenderà il nome, cominciava a delinearsi.

Secondo il Bottari ed il Leone , l'area "ambita", sullo "sperone del Penninello", dove sarebbero esistiti dei " casaleni ", i Rosso di Cerami l'avrebbero acquistata dagli eredi del duca di S. Donato, il quale l'avrebbe ottenuta, dopo il terremoto, dal duca di Camastra, Giuseppe Lanza (1630-1708), Vicario generale del Val Demone e poi anche del Val di Noto, e ricostruttore di Catania.

"Villa Cerami", secondo i due autori, avrebbe preso il suo "abbrivo verso l'odierna bellezza nel 1720, anno in cui la proprietà è rilevata da Domenico Rosso', III principe di Cerami (dal 1689 al 1735)" , ed in cui - come scrivono i due autori - si sarebbe iniziata "la costruzione del primo nucleo monumentale: l'ala meridionale che costeggia lo imbocco della via Cerami e si attesta sulla via Crociferi" (vedi foto 55). A quest'ala si sarebbe affiancato "il corpo centrale a squadra" (vedi foto 17 e 0). "Scalee, loggiati, balconi, verande" si sarebbero aggiunti "durante un secolo e oltre, al fronte orientale, per integrarlo e arricchire il prospetto, mentre a tergo e all'interno si addossano vani e s'insinuano servizi, si alzano tramezzi, si duplicano, si sommano, si moltiplicano tutte le soprastrutture".

Con tale ipotesi ricostruttiva contrasta, almeno per quanto riguarda le origini, quella che si ricava dalla citata "Memoria" inedita di Giovanni Rosso di Cerami.

Da tale "Memoria" si apprende che Domenico Rosso, con denari pervenutigli dalla madre, avrebbe acquistato dagli eredi del duca di S. Donato "la casa grande con annessi e connessi". Essa cita, al riguardo, un "atto 2 agosto 1724, Not. Carlo De Marco in Catania", dal quale riporta tra virgolette il brano in cui si dice che la casa grande, con annessi e connessi, sarebbe stata con "un porticato (androne), baglio (corte), scuderia, scala lapidea, ecc., sita in alto del Penninello, quartiere S.Agata la Vetere".

Secondo tale versione sarebbe esistita già, al momento dell'acquisto da parte del Rosso di Cerami, una "casa grande" (con annessi e connessi), il "porticato", il "baglio", la "scuderia", la "scala lapidea", ecc. In definitiva, il Rosso di Cerami avrebbe acquistato non soltanto un'area con primitivi "casaleni", ma un edificio "grande": cioè l'odierna Villa, o la parte cospicua di essa, allora esistente, dato che si trattava di "casa grande". Ciò sarebbe in logica conseguenza con la concessione che il duca di Camastra avrebbe fatto al duca di S. Donato, all'indomani del terremoto del 1693: si sarebbe concesso, cioè, un'area fabbricabile ad un ricco titolato, al fine di "edificare" in quella Catania del tempo "demolita"; non ad altro fine.

Purtroppo, malgrado le ricerche fatte all'Archivio di Stato di Catania (dov'è conservato l'archivio privato dei Rosso di Cerami) e l'interessamento e la cortesia della Direttrice del detto Archivio, la dott. Renata Rizzo Pavone, nonostante ricerche svolte anche altrove, non mi è stato possibile reperire l'atto di cui sopra.

Il problema, però, non è soltanto questo.

Nella deliziosa fontanina (spenta, purtroppo, da tempo), che si trova ancor oggi all'ingresso della Villa,(vedi foto 5) su via Crociferi, si legge, con tanta nobiltà di stile: "Publico/ non a publico/ hic publicus" . Quella fontanina pubblica era stata costruita a beneficio del pubblico, senza spesa di denaro pubblico.

In alto a tale scritta, emerge lo stemma dei Rosso di Cerami. A conclusione della scritta, una data: 1723 (vedi foto 6).

Orbene, alla stregua dell'atto di cui sopra, l'acquisto del Rosso di Cerami sarebbe dell'agosto 1724. La fontanina, con lo stemma dei Cerami, ha la data 1723! In tale anno, però, secondo l'atto, la proprietà del luogo non sarebbe stata ancora dei Cerami!

Supporre che la fontanina sia stata collocata dal duca di S. Donato o dai suoi eredi, e che lo stemma sia stato aggiunto dai Cerami sarebbe soltanto un'ipotesi. Ovvero, non è esatta la data (1724) che dà nella sua memoria citata, Giovanni Rosso? 0 l'atto fu stipulato dopo la consegna dell'immobile?

Ma vi sono almeno altri due punti problematici in ordine alla costruzione della "Villa", che meritano considerazione.

In base all'atto del 1724, al momento dell'acquisto da parte dei Cerami, nel complesso della "Villa" sarebbero esistiti: il "porticato" e la "scala lapidea", nonchè la "scuderia" (ancora esistente e dalla Facoltà di Giurisprudenza trasformata in aula: quella detta "aula giardino") ed il "baglio": il solenne cortile oggi (ed anche allora?) con la palma (vedi foto16).

Giovanni Rosso nella sua "Memoria" scrive (p. 75) che il porticato", di ingresso alla Villa (vedi foto 4), "artisticamente barocco" era "opera pregevole del Vaccarini", venuto, com'è noto, a Catania il 27 dicembre 1729. Tale portale, che reca lo stemma dei Cerami (vedi foto 2), se è veramente opera del Vaccarini (1702-1768), sarà stato sostituito all'originario "porticato".

Quanto alla "scala lapidea", non si sarà trattato, ovviamente, di una comune scala di accesso alla Villa, ma di qualcosa di cospicuo e rilevante: cioè dell'attuale scalone veramente monumentale (vedi foto 17 e 0) che era cosi, com'è adesso, al momento dell'acquisto, o che fu ripreso ed abbellito dal Vaccarini, dopo l'acquisto da parte dei Cerami?

L'ipotesi di attribuire al Vaccarini l'abbellimento del portone d'ingresso e della scala non è da escludere.

L'abate Gian Battista Vaccarini, grande architetto palermitano fu, com'è noto, il progettista delle facciate della Cattedrale, del palazzo del Municipio, della biblioteca e del refettorio del Monastero dei Benedettini, della Fontana dell'elefante, delle chiese di Santa Chiara e di San Giuliano, delle corti dell'Università e del Collegio Cutelli, della badia di Sant'Agata (il capolavoro, forse), dei palazzi Valle, Reburdone, San Giuliano, nonchédi altre opere.

Egli giunge a Catania a 27 anni,- dopo essere stato allievo a Roma dell'Accademia di San Luca e di Carlo Fontana. Il successo che riscuote è immediato. Nel 1730 è nominato Soprintendente dell'Università, nel '35 gli è concessa la cittadinanza onoraria; nel '36 è dichiarato dottore in filosofia e matematica. Lascia Catania nel 1749, chiamato a Palermo dal vicerè de la Viefuille. Muore a Milazzo, dove era stato investito dell'abbazia, nel 1768.

Il Vaccarini è portatore a Catania di un barocco meno ampolloso e più contenuto di quello di altri: un barocco sobrio ed in pari tempo "classico-fiammeggiante" - come ha scritto l'arch. prof. Francesco Fichera. Via Crociferi è ricca di tale barocco; e la Villa Cerami - ch'è in alto a tale via - sarà stata partecipe del gusto e della finezza di quello stile, contenuto e ridente.

Dal 1735 al 1768, è IV principe di Cerami, Giovanni, figlio di Domenico e di Anna Polizzi.

Giovanni Rosso era uomo di notevole talento. Egli era legato da stretta amicizia col grande Ignazio Paternò Castello, principe di Biscari (1719-1786), "archeologo, mecenate, scrittore", che illustrò in modo degno la Catania del '700 (e nella cui casa Giovanni Rosso morìimprovvisamente).

Dopo il terremoto del 1693 e l'attuazione del piano (regolatore) proposto dal duca di Camastra, egli promosse, quale "patrizio" della Città, l'apertura di strade sulle macerie del terremoto del '93; curò particolarmente il prolungamento dell'attuale via Garibaldi (già via Ferdinandea) da piazza Mazzini al Fortino, dell'attuale via Vittorio Emanuele (antica strada del Corso), da piazza Cutelli al mare; e nella "strada dritta" (attuale via Etnea) fece basolare il tratto da Porta di Aci (oggi piazza Stesicoro) fino al Borgo. Concepì, pure, la "passeggiata a mare", poi realizzata da Giuseppe De Felice (1859-1920).

Gli anni in cui egli operò sono gran parte di quelli medesimi del Vaccarini a Catania.

Non sarebbe improbabile, quindi, supporre che Giovanni Rosso, col suo animo ispirato al gusto e alla grandiosità, abbia concepito e realizzato, tramite il Vaccarini, l'abbellimento dello scalone (cosi da renderlo veramente monumentale) che ancor oggi arricchisce la Villa, nonchè il solenne portale, che sono del medesimo stile (e la cui immagine presentata nel 1931 alla Mostra di Firenze, nel settore "Ville e Giardini catanesi", suscitò ammirazione).

Il discorso della "scala", però, non si conclude qui. Lo riprenderò presto, dopo aver riferito che, oltre cento anni dopo quel felice inizio architettonico (siamo nella seconda metà dell'Ottocento) l'ing. Carlo Sada (1849-1924) - il medesimo che redasse i disegni di tanti rinomati edifici di Catania e, particolarmente, del Teatro Massimo Bellini - modificò il prospetto della Villa e aggiunse al piano terra "un pregevole rivestimento marmoreo ed un portone sormontato da due mensole e volute che reggevano la parte centrale dell'elegante balconata del primo piano" (opera anche sua, quest'ultima).

Il Sada progettò anche una nuova scala interna a due rampe, allo scopo di dare accesso coperto al piano nobile della Villa, dal grande cortile con la palma.

Il complessivo progetto (la prima opera del Sada a Catania) è documentato da alcuni disegni (vedi foto8, 9, 10 ) dello stesso Sada, conservati nella Biblioteca Civica ed Ursino Recupero di Catania; disegni che sono stati di recente restaurati dalla Soprintendenza regionale ai beni culturali di Catania, ad iniziativa della direttrice della detta Biblioteca, prof. Maria Salmeri, e pubblicati in un apposito volume (3).

Sotto il titolo: "Nuova scala e ingresso del palazzo Cerami" (p.31), gli autori del volume scrivono: "In base alla datazione dei disegni esecutivi dei serramenti, si può stabilire che la realizzazione era già iniziata nel 1875". Sempre a giudizio dei suddetti autori: "Il progetto viene realizzato integralmente ad esclusione delle decorazioni previste nell'attico" (e rinviano al riguardo all'apposito cartone del Sada, di cui alla fotografia, pubblicata da S. Nicolosi, Vecchiefoto di Catania, 1985, 1, p. 122 vedi foto 8). "Esso consiste nella formazione di un nuovo ingresso al piano terreno e di un vano scala, ottenuti mediante la parziale demolizione del muro esterno preesistente. La fronte del corpo di fabbrica verso il giardino viene modificata dal nuovo intervento; la balaustrata al primo piano è interrotta, in asse al nuovo ingresso, da un balcone sostenuto da mensoloni. La scala, a due rampe rettilinee, è illuminata dalle finestre al piano terreno, al primo piano e dall'alto (A/1.11 /fig. 237, p. 157)".

Al tempo di tali opere, IX principe di Cerami (1870-1899) era Giovanni Rosso Tornabene.

Le opere eseguite su disegno del Sada sono state in gran parte eliminate dai restauri operati quando la Villa passò all'Università di Catania .

Per gli anni di prima, la Villa accolse la Catania cosiddetta "bene" dei nobili titolatíe dei ricchi, ma anche quella dei poveri. Ricorda il Ferrara che in occasione della carestia del 1763 "il principe di Cerami portò l'alimento alle famiglie più bisognose e le più abbandonate della città; e la sua casa fu ogni giorno piena di tutti i ragazzi che privi di parenti sarebbero morti di inedia nelle strade" .

Nel 1881, precisamente il 14 gennaio di quell'anno, la Villa ospitò - principe Giovanni Rosso Tornabene - re Umberto e Margherita. "In loro onore - scrive Salvatore Nicolosi (cit. p.122) - si tenne un ricevimento con ballo".

Forse fu in quella occasione - sempre con l'assistenza del Sada - che il vasto ambiente della Villa, che il Vaccarini - probabilmente - aveva destinato a cappella, fu trasformato in salone per le feste (attuale Aula Magna, vedi foto 32).

In occasione di quel mutamento di destinazione, fu operato (come si è appreso in seguito) nella volta di quell'ambiente un sostanziale cambiamento: l'affresco molto bello che l'adornava, l'Assunzione della Vergine - dovuto, come si ritiene, al pittore Olivio Sozzi - e che ben s'intonava con la destinazione a cappella dell'ambiente, fu coperto da una cappa di gesso che venne affrescata con la riproduzione dell' "Aurora" di Guido Reni (1575-1642), figurazione più appropriata per un luogo di festa .

In prosieguo di tempo, la nobile dimora fu mortificata. Lo ricorda, con parole giustamente amare, il carissimo amico e scrittore Lucio Sciacca, fonte preziosa, ed in alcuni casi anche unica di notizie storiche su Catania. "Prima ancora - egli scrive che i vasti ed ariosi panorami venissero compromessi dall'arroganza del cemento armato, sul finire degli anni Trenta, una parte del palazzo accolse la succursale femminile del R. Istituto Magistrale "G.Turrisi Colonna". Cosìi sontuosi saloni, e le monumentali specchiere e le raffinate tappezzerie di Damasco convissero coi fatiscenti banchi scolastici d'anteguerra, talvolta subendo l'offesa dell'inchiostro, dei gessetti, della vivacità studentesca.

Agli inizi degli anni Cinquanta, il palazzo concludeva la sua patetica decadenza, fra l'altro con la perdita di non poche opere d'arte (rimonta a quell'epoca l'acquisto, da parte del Comune di Catania, di un olio stupendo, attribuito da Enzo Maganuco a Giovanni da San Giovanni, attivo nell'ultimo Cinquecento, raffigurante il martirio di Sant'Agata. Oggi adorna l'ufficio del Sindaco)".

Altresì, parte del giardino prospiciente sulle attuali via Iacona e Gallo, venne alienata e vi fu impiantato un edificio a più piani (vedi appresso).

Nel 1957 la Villa venne acquistata dall'Università di Catania ed assegnata alla Facoltà di Giurisprudenza. Promotore di quell'acquisto fu il Rettore dell'Università, prof. Cesare Sanfilippo vedi foto 92). Il prof. Orazio Condorelli, Ordinario nella Facoltà, già Rettore dell'Università, personalità di rilievo del mondo accademico ed anche politico nazionale, esercitò un'influenza determinante in merito al trasferimento della Facoltà di Giurisprudenza in quella sede. Egli diceva: "La nostra Facoltà potrà lasciare il Palazzo centrale universitario di Piazza degli studi (dove si trovava veramente stretta), soltanto per trasferirsi in altro edificio di pari decoro storico ed artistico". lo ero, a differenza di altri, interamente con lui.

La possibilità dell'acquisto di Villa Cerami si prospettò all'Università nel marzo del 1956. La Villa era ritenuta, dall'Università, "idonea e adatta" per la Facoltà di Giurisprudenza, "sia per l'ampiezza di essa, sia per la sua centrale e nello stesso tempo tranquilla ubicazione, sia perchéadibendo quell'edificio a sede di Facoltà si sarebbe conservato alla cittadinanza un monumentale e storico edificio, assicurandone una adeguata destinazione". Il Consiglio di amministrazione dell'Università riconosceva, nella seduta del 30 marzo 1956, che con quell'acquisto "si sarebbe definita l'annosa questione dei locali della Facoltà di Giurisprudenza, ritenendo molto decorosa la sede che per essa si sarebbe venuta a creare in quel palazzo".

C'era stato, invero, il Comune di Catania, prima dell'Università, a chiedere al Principe la Villa. La trattativa, però, non aveva avuto seguito.

Il prof. Cesare Sanfilippo, avuto mandato per l'acquisto, da parte del Consiglio di amministrazione, si diede subito all'opera, incontrandosi, assieme al prof. Orazio Condorelli, col Principe, il quale andò a quell'incontro col cognato, conte Della Porta.

Il Principe ripetéla medesima richiesta di prezzo fatta al Comune. Il Rettore aveva ricevuto ampio mandato a trattare. Il Principe ridusse infine la sua richiesta, presentando però, in pari tempo, un minuto elenco riguardante il mobilio antico, con il prezzo che chiedeva per esso.

Il Consiglio di amministrazione dell'Università autorizzò il Rettore ad acquistare per il prezzo convenuto e, quanto alla fonte da cui trarre le somme occorrenti, si decise di ricorrere al Banco di Sicilia, che consentìla stipula di un mutuo, da pagare in 18 anni.

L'Università prese possesso dell'edificio nella prima metà di giugno del 1957. Il prof. Stefano Bottari, insigne direttore dell'lstituto di Storia dell'arte, redasse - assieme al prof. Vito Librando - un progetto di restauro, che fu molto apprezzato. Per far fronte alle spese di restauro relative (compresa la ricostituzione dei giardini della Villa) il Rettore Sanfilippo si rivolse alla Regione Siciliana, la quale incluse le spese relative nel piano dei lavori di cui alla Legge regionale 18.4.1958, n. 12, precisamente sui fondi destinati all'Assessorato regionale per il Turismo. Il progetto operativo di restauro fu redatto dal prof. Bottari e dall'arch. Giacomo Leone, professionista assai esperto ed apprezzato, che diresse i lavori.

La parte della somma destinata dalla legge suddetta ad un'opera d'arte, fu impiegata dall'Università per l'acquisto della prestigiosa "bagnante" di Emilio Greco, che fu collocata in un ampio cortile della Villa, luogo d'incontro di professori e di studenti (vedi foto 53 e 54 ).

In occasione dell'inaugurazione di quell'opera d'arte, Ottavio Morisani, il nuovo titolare della cattedra di Storia dell'arte a "Lettere", succeduto a Stefano Bottari (che si era trasferito a Bologna), pronunziò, a braccio, parole semplici, ma di alto rilievo, che concluse (ero presente, e ricordo vivamente) invitando gli studenti a saper custodire e difendere quell'autentico capolavoro. E gli studenti di Giurisprudenza hanno avuto sempre il massimo rispetto per quell'opera d'arte, non soltanto nelle giornate quiete della vita della Facoltà, ma anche nelle altre (che, per fortuna, e dato il senso di compostezza dei nostri giovani, sono state veramente poche).

Nel gennaio del 1962, alla ripresa dell'attività didattica, dopo le vacanze di Natale, le lezioni furono tenute nelle nuove aule, ricavate nel contesto della Villa e costruite con somme provenienti dalla legge c.d. "stralcio" (L.R. 5.3.1961 n. 158).

I lavori di restauro operarono talune modifiche della Villa, sia all'interno, sia nel prospetta. (Si veda, al riguardo, lo scritto citato di Bottari e Leone).

Particolare molto interessante nella esecuzione delle opere compiute all'interno della Villa, la scoperta dovuta al prof. Bottari, il quale intuì, felicemente, che nella volta del salone era stato operato un rifacimento dell'originario stato artistico di essa. Fece eseguire, quindi, dei sondaggi e, di conseguenza, scoprìche sotto l'affresco, che riproduceva la nota opera del Reni, c'era l'altro, quello più pregevole, attribuito al Sozzi, di cui fino allora si era ingnorata l'esistenza, e che egli fece riportare alla luce e restaurare (vedi foto 33).

Il 23 aprile 1991, alle ore 12 , la volta, dove circa trecento anni prima era stata affrescata I' "Assunta", crollava nel punto centrale, con grave danno per l'affresco stesso, senza conseguenze,fortunatamente, per le persone (vedi foto 34).

Poco prima del crollo ero stato in quel luogo, assieme ad altri, con i quali mi ero poi riunito nella sala accanto. Il rumore che avvertimmo fu enorme.

Il pronto intervento della Soprintendenza regionale ai beni culturali di Catania è valso ad impedire il crollo dell'intera opera e a consentire la rimozione della parte superstite del dipinto che, restaurato, con molta attenzione, da Giovanni Galvagno (vedi foto 35), è stato riattaccato alla volta, ricostruita dall'Università.

Sempre in ordine agli interventi riguardanti l'interno della Villa, di particolare rilievo le modifiche eseguite - con molto riguardo, invero, al senso artistico - per adattare la Villa stessa alla nuova funzione di sede di Facoltà universitaria.

Il salone delle feste (già cappella) venne destinato ad "Aula Magna" della Facoltà, assumendo in tal modo, quale terzo momento della sua vita - dopo quello "sacro" e "profano" - funzione di alto rilievo (vedi foto 32).

Le ampie sale attigue al salone furono restaurate. Nelle volte, Stefano Bottari fece ripristinare i colori del '700, specie il blu. Le pareti furono adornate di raso appositamente tessuto e fregiato del sigillo dell'Università. L'oro zecchino fu ravvivato. Le grandi specchiere, i divani, le sedie, i tavoli (che recano intarsiato lo stemma dei Rosso di Cerami) riebbero, col restauro, lo splendore di una volta, e lo conservano bene, ancora: tappeti e lampadari di Murano completano l'insieme (vedi foto23, 24, 25, 26, 27, 28, 29, 30, 31).

Sempre allo stesso piano dell'Aula Magna e dei salotti sono, particolarmente accoglienti, e col gusto del tempo antico, le stanze dov'è adesso l'Istituto di Storia del diritto italiano e che furono quelle dove abitò, dal secondo dopoguerra fino al 1960, la principessa Carlotta Hechmann, Rosso di Cerami,moglie di Giovanni Rosso Alvarez, XI principe: 1905-1917, nato a Parigi (era nato almeno a Parigi!) il 28 marzo 1873. La principessa Carlotta era una distinta signora tedesca che, come appare dalle fotografie e come ci apparve quando ci recammo a visitare la Villa, prima che passasse all'Università, aveva tutte le linee di una regina.

Fra l'Aula Magna, i salotti e le stanze che furono quelle di abitazione della principessa, fu realizzata un'ampia hall, come vasta corte interna, al centro della Villa stessa .

All'esterno, il prospetto subìmodifiche essenziali rispetto a quello voluto dal Sada, al fine di essere riportato, per quanto possibile, al disegno originario. Fu eliminato il balcone e ricostruita al posto di esso la balaustrata. Eliminato fu pure il rivestimento marmoreo del muro e, nel contempo, furono ravvicinate al portone le due finestre laterali, mentre il portone fu ristretto. Nello scritto di Bottari e Leone è detto che furono eliminate le "sovrastrutture" e le "superfetazioni che ne degradano le fronti secondarie e l'intima organicità".

La scala interna a due rampe, realizzata dal Sada, fu conservata.

Il monumentale scalone e il ricco portale d'ingresso che immette nell'edificio della Villa, attraverso lo spazioso cortile, rimasero immutati.

Un progetto redatto di recente (1992), per incarico dell'Università, dai proff. ingg. Elio Giangreco e Fortunato Motta sul "Miglioramento antisismico di Villa Cerami", contiene notizie e riflessioni di rilevante interesse.

Opera dei proff. Francesco Basile, illustre Ordinario di Disegno, e Salvatore Boscarino, docente e maestro del restauro nell'Università(i medesimi che avevano curato il corpo delle aule, nella parte storica dell'edificio della Villa, prospiciente su via Cerami), è stata quella dell'innesto, nel complesso della Villa, del nuovo edificio, costruito per accogliere il "Seminario giuridico"vedi foto56, 57, 58) : un edificio a cinque piani dove sono gran parte delle biblioteche delle varie discipline (escluse quelle storiche, che si trovano nei locali della Villa), delle stanze dei professori, degli assistenti e dei ricercatori, nonchè delle sale per gli studenti, ed inoltre le stanze per il personale tecnico-amministrativo.

Tale edificio venne costruito in un'area che in origine era parte del giardino della Villa Cerami (con prospetto sulle attuali vie Gallo e Iacona), che i Rosso avevano alienata e dove sorgeva, al momento dell'acquisto da parte dell'Università, l'edificio a più piani del quale ho detto, e che comprendeva vari appartamenti di proprietari diversi, e botteghe.

L'area in cui sorgeva quello stabile andava recuperata; l'edificio, ivi esistente, demolito per costruirvi il nuovo da destinare - come poi avvenne - al Seminario giuridico. Questo anche al fine di consentire che il nuovo edificio potesse sorgere a distanza molto maggiore rispetto alla parte monumentale della Villa, con grande vantaggio estetico e funzionale. Il Rettore Sanfilippo fu il paziente, intelligente, avveduto tessitore dell'opera indispensabile per giungere al difficilissimo risultato di persuadere tanti proprietari a cedere all'Università i loro appartamenti, che erano, in taluni casi, da loro stessi abitati.

I lavori per la costruzione del nuovo edificio, eseguiti a partire dal 1962, si protrassero fino al 1964. Le somme occorrenti furono tratte, in prevalenza, dal contributo assegnato all'Università di Catania in base alla legge c.d. "stralcio" 5.3.1961 n. 158, riguardante il piano decennale per la Scuola.

Nella primavera del 1965., la nuova opera venne inaugurata. La cerimonia coincise con le onoranze rese al prof. Gaetano Zingali - grande maestro di Scienza delle finanze della Facoltà per il suo collocamento fuori ruolo. Intervennero all'incontro anche molti degli ex professori della Facoltà, e tutti furono lieti come se fosse... ieri!

Tratto dal volume
"VILLA CERAMI- La Facoltà di Giurisprudenza"
del Chiar.mo Professore Cristoforo Cosentini


 

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